Africa 14 Febbraio 1997

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Carissimi Voi tutti che ci avete aiutati a dar speranza ai poveri, ed agli emarginati. A dare un aiuto, un dolce sorriso, un pezzo di pane, un pugno di riso. L’Africa è grande, noi siamo nessuno, ma abbiamo soccorso almeno qualcuno. Questo è il messaggio che vi voglio portare per dar senso alla vita e […]

Category: Poesie by federica 16 novembre 2016, 16:38

Carissimi Voi tutti che ci avete aiutati

a dar speranza ai poveri, ed agli emarginati.

A dare un aiuto, un dolce sorriso,

un pezzo di pane, un pugno di riso.

L’Africa è grande, noi siamo nessuno,

ma abbiamo soccorso almeno qualcuno.

Questo è il messaggio che vi voglio portare

per dar senso alla vita e non mollare.

lo piango in silenzio per non farmi vedere,

ma non mi vergogno, son lacrime vere.

lo piango di gioia e ringrazio il signore,

perché più che la testa ragioni il mio cuore.

In quel rude e selvaggio paese lontano,

dove l’unica cosa è l’ombra di un ramo,

a dar refrigerio e speranza al domani,

ora, le donne, attingon l’acqua a due mani.

Una pompa da poco, senza corrente,

ma è tutto quanto ci permette il presente.

Tredicimila persone vivon del pozzo,

chi era con me, se n’è andato commosso.

Ora vi chiediamo un grande favore,

aiutateci a mettere una pompa a motore.

In altri villaggi, ove storpi e sciancati,

si trascinano a terra come animali braccati,

abbiamo dato carrozzine a tre ruote,

ora posson colmare le giornate vuote.

Il sole ti cuoce, la sete ti sfianca,

ma il coraggio aumenta se la fede non manca.

Vedere lo storpio che alza la testa,

ti guarda felice, è più d’una festa.

Perdona Signore se ho perso del tempo,

ora so casa fare, io sono contento.

Vi racconto un fatto che vi faccia capire,

come di fame si possa morire.

Avevo diviso quel poco che c’era,

sgombri in scatola e miseria nera.

La scatola vuota gettata al vento,

la raccolse un bimbo che non mangiava da tempo.

Passata la lingua sul metallo un po’ unto,

mangiò del nulla con fare compunto.

Un altro gli chiese; fammi leccare,

gli passo il coperchio e andò avanti a mangiare.

A mangiare del nulla, di quel niente che c’era,

mentre implacabile scendeva la sera..

Amici miei cari dalla pelle più scura,

amici sinceri, non abbiate paura.

Riconfermo al Signore una promessa antica,

non vi lascerò mai, costasse la vita.

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