Sowon Charite

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Quei giorno ero a Lome’ con i miei abituali amici e come ogni anno siamo andati dal fabbro che conosciamo da tempo per comprare delle carrozzine a tre ruote per gli handicappati del luogo. Sulla porta della bottega incontrammo una ragazza alla quale erano state amputate le gambe. li seguito ve lo racconto in rima […]

Category: Poesie by federica 16 novembre 2016, 16:37

Quei giorno ero a Lome’ con i miei abituali amici e come ogni anno

siamo andati dal fabbro che conosciamo da tempo per comprare delle

carrozzine a tre ruote per gli handicappati del luogo. Sulla porta della

bottega incontrammo una ragazza alla quale erano state amputate le gambe. li seguito ve lo

racconto in rima

Forse il caso, forse il destino

forse meglio un segno divino,

proprio nel mentre varcavo la porta

una giovane donna si trascinava distorta.

Priva delle gambe e senza sorriso,

gli occhi all’insu mi guardava in viso.

Nessuna emozione mi colse all’istante,

forse ero assente, magari scostante,

lei non entrava nei miei pensieri,

io ero venuto per altri sentieri.

Trattai col padrone della bottega,

feci degli acquisti e saldai la mia spesa.

Ma girato il capo, ancora la vidi,

trascinarsi a terra a balzi in decisi.

Le chiesi il motivo della sua presenza,

lei mi rispose con gran sofferenza:

ho lo speranza mi venga concessa,

disse la giovane con voce dimessa,

una carrozzina senza nulla pagare,

ma con l’impegno a rimborsare.

Come puoi mantenere la tua promessa,

la tua vita e’ distrutta, ogni possibilita’ e’ repressa.

Questo il pensiero che mi venne all’istante,

ma gia’il mio respiro si faceva pesante.

Qualcosa mi prese e mi fece tremare,

ormai era tardi per ragionare.

Un groppo alla gola mi strinse alla morte,

poi l’abbracciai sempre piu’ forte.

Perche’Signore mi venne da dire,

perche’ proprio lei deve soffrire?

Anche gli amici che mi stavan vicini

scoppiarono in lacrime come bambini.

Le misi in mano un po’di denaro,

beffando cosi’il suo destino avaro,

e regalatole la carrozzina,

mi sentii felice, quella mattina.

Piangeva e rideva il suo bel viso,

mentre io ero….. in paradiso.

Le chiesi il suo nome, per curiosita’

vi sembrera’ strano, mi rispose: mi chiamo CARITA’

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